giovedì, 07 maggio 2009 | in : di nero

by Serge Motylev

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      E poi mi chiederò
      se davvero è stato tutto
      e sarà lento camminare,
      un passo avanti e due a ritroso.

      Ritornerà lo slancio velato di paura
      e nella corsa alla premessa
      addenterò l'intima conferma
      del mio non volere amare.

      Sarà già perso l'indiviso
      ed io nel tutto,
      meravigliata inutilmente,
      ancora lucida restanza.
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selva1 @ 14:33 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
sabato, 04 aprile 2009 | in : di nero

Cris

 

 

 

           Traspare una minima decenza
           a sbiadire il muro invalicabile
           e trasudare in simulazione.
           Domata
           nella sera che oscilla in girotondo
           a ridacchiare della paura insonne,
           ti nasconderai al tintinnar d'un cucchiaino
           - Venite, gente, ora sorrido -
           abbarbicata all'empatia d'amore
           - non è nulla, soltanto depressione -
           e morderai, prima d'essere azzannata,
           ridendo sguaiata alla minima apertura.
           Ti  fermerai in un recesso d'ombra
           ad osservarti in finto pentimento
           scansando, docile, il progetto.
           Sai togliere la fame,  sai darne troppa.
           Saprai fingere di non sapere piangere
           colando mare sui panni d'un bambino.
           Chiudete quelle porte
           ad ognuno il suo castello.

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selva1 @ 12:48 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
venerdì, 09 gennaio 2009 | in : di nero

Marat Sirotjukov

 

 

                         E’ un giorno come un altro,
                         quando  la bolla esplode,
                         stille che una ad una si posano
                         ridendo di te e della stupidità.

                         L’inutile sigillo cede, ferma il dire
                         detonando in gioia vera, amara.
                         Di sigarette il fumo non basterà
                         a disegnare quello al tuo petto
                         che bruciando emanerà il tacere.

                         Mutismi a colorare volti persi,
                         volgarità nel vuoto designato,
                         confezione a spargere clemenze.
                         Ora non temere e non ti fermare,
                         non ridere se è piangere che devi.

                         Un giorno come un altro.
                         E ti ritrovi a masticare il tempo
                         desiderando stille di sorriso.

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selva1 @ 16:04 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
sabato, 20 dicembre 2008 | in : di nero

             by Zeca           by Zeca

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                          L’agnello accudisce la bestia
                          e feroce lei resta.  Si ferma.
                          Degli attimi dopo è denso colare
                          di rabbia e d’un misero dado
                          scagliato a smarrire la vita.

                          Occorre un tempo veloce
                          nella vergogna che scende
                          e risale fino su al ghigno.
                          Nessuna risposta al lancio
                          mancano i numeri vincenti.

                          La mia pasqua è già qui
                          la bestia morde, sa graffiare.
                          Riparo un sorriso rimasto fiero
                          sarà prezioso forse domani.
                          Altri domani, altre vicende.

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selva1 @ 14:00 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
sabato, 22 novembre 2008 | in : di nero

limo

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Qui non si mangia e non si beve oggi, e questa storia va avanti da molti giorni.
Si pensa.

Francesca è li da una settimana, seduta sulla poltrona davanti alla finestra. Non parla ed io non so avvicinarmi a lei come dovrei o come forse si aspetta.
Vado fuori, nel balcone c’è il sole.
Ci sono stati giorni di gioia incontrollata, in questa casa, quando il mattino già sapeva urlare di colazioni e musica a strepitare. In quel tempo  immaginavo  che tutto sarebbe durato all’infinito e certo lo credeva anche lei.
Ci sono poi stati giorni di disperazione, odore d’asfalto stanco alle suole, viavai continuo di familiari e gente in divisa e quel telefono sempre a squillare. Pensavo non sarebbe più finita quella storia, chissà se anche lei lo temeva. Ma forse è stato proprio in quei giorni che lei ha smesso di credere qualunque cosa ci potesse essere ancora da credere.

Suonano alla porta.
Lei, ciabatta come sempre fino allo spioncino e guarda. Finalmente apre, firma e saluta con un cenno del mento, senza sorriso.  Di sicuro un altro telegramma ma Francesca non lo guarda neppure.
Poltrona nuovamente.

Io mi chiedo perché in questa casa non si possa mai stare tranquilli nella giusta misura!
Mi domando se era meglio il chiasso continuo di prima, le porte a sbattere, la musica a tutto volume, i vicini ad urlare scontenti, il mangiare mai pronto nella naturale dimenticanza di quella vita intensa… oppure oggi. Oggi che tutto tace e devo anch’io tacere.

E’ grande questa casa, mi sembra di risentire Marco sbottare dicendo “è così grande, questo salone, che ci si potrebbe giocare a pallone” e lei a rispondere “si, si, lo credi tu. Aspetta che lo riempia come immagino di fare e vedrai, non sembrerà più tanto grande!”. Mi fece invidia osservare il loro abbraccio e le labbra unite in quel bacio a festa.  Sempre a far moine, quei due!
Io invece andai subito a vedere il terrazzino, ero attratto dal sole della primavera di quei giorni e poi dovevo sbrigarmi, le pesti stavano salendo su per le scale e chissà che macello avrebbero combinato al loro arrivo.
Sempre così. Difficile avere un attimo di pace in questa casa, in quel tempo.

Francesca s’è alzata dalla poltrona: l’ennesimo caffè certamente. Ormai sembra che viva solo di caffè e credo sia eufemismo chiamarlo vivere.
Mi hanno detto di restare qui a tenerle compagnia, ma come faccio se lei non parla e non mi dà modo di avvicinarla. Come posso tenerle compagnia, quando nemmeno per un attimo lei incrocia il suo sguardo col mio …  Ci ho provato. Ho provato ad avvicinarmi piano e poi ho provato a farlo con violenza, l’ho accarezzata con dolcezza e poi ci ho riprovato anche con un poco di furbizia… ma nulla, lei non esiste e questo non lascia esistere neppure me.
Francesca non si lava, non pronuncia parola, non prende le telefonate, non accende la tv, non legge e non scrive. Non dorme.
Vien da chiedersi come faccia, sembra impossibile, inumano, eppure so che a qualunque ora io la guardi lei è lì, sveglia e immobile. Sente che mi avvicino e si comporta come se non esistessi.
Io, come tutto il resto, inesistente ormai.

Di nuovo altro caffè? No, s’è alzata ma non è diretta alla cucina.
Che altra novità adesso? Forse finalmente ha deciso di farsi una doccia e uscire… no, niente da fare, non si ferma neppure in bagno. Forse non si lava ma si veste, forse andiamo a fare un poco di spesa, manca tutto in questa casa ormai.
Ah, ha deciso di prendere un poco d’aria finalmente, eccola in balcone.
Si è seduta a terra, vado a sistemarmi accanto a lei, taccio e non la infastidisco, che altro posso fare, io?
Che strano si è portata appresso degli indumenti e sono sporchi, lo sento.
Certo, noi cani sentiamo anche quello che non si vede: sono proprio capi già indossati. Quella è la maglietta di Dario e… si, quei pantaloni sono della tuta di Paolo, invece quella rossa è la felpa di Marco e lei affonda il viso in ogni loro piega e annusa, annusa... Ora scoppierà a piangere, immagino.  No,  in effetti è da molto che non la vedo piangere.
D’accordo si rientra dentro, l’ora d’aria è finita o forse è stanca di restare seduta, scomoda su questo pavimento impolverato.

No…che fai?
Francesca!

E’ caduta giù.
Ora che faccio da solo… qui fuori c’è il sole,  adesso c’è anche la mia Francesca, che non so dove sia.
Sì,  la seguo.  Basterà un balzo a raggiungerla, tanto fuori c’è il sole.

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selva1 @ 11:09 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
sabato, 15 novembre 2008 | in : di nero

decima

     

      L' indulgenza necessaria
      ferma un battere in levare,
      andamento stonato
      che degenera in pensiero succoso
      ed origlia, infernale, alle porte.

      Ma continuo a sorridere
      sfinita ai miei passi
      alla fatica che raddoppia l'entità
      tramuta in triplice occasione
      l'amore
      ed implode, talvolta,
      nella squisita ferocia.
      E' il senso obliquo della gioia
      a perdermi ancora in questo sfondo.

      Chiamalo trittico d'amore
      dove non io, non tu
      ma noi
      tratteniamo il ritmo
      in compagnia d'una stanchezza
      che a filo di corda
      ci  consuma.

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selva1 @ 10:21 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
domenica, 14 settembre 2008 | in : di nero

web famand

 

               Stasera la luna è rovente
               zolfo e polvere abbracciati.
               Riappare la vecchia signora
               che tanto mi ha amata,
               le risa, un ditale
               e  le docili notti
               a  nettar fagiolini.

               La lava sopra e d’intorno
               ma ora la luna è ardente
               e la notte infiltra lieve
               ventilando anomalie.

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selva1 @ 15:17 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
venerdì, 22 agosto 2008 | in : di nero

stagiu

 

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Si è aperta.
La caccia si è aperta e cosa cambia se invece la chiamano “stagione venatoria”?
A casa, intorno al tavolo con la tovaglia a quadri rossi e bianchi, si dice che “si è aperta la caccia” e nella mia mente rimbomba il pensiero di quanto il baratro della stupidità si sia spalancato per l’ennesima volta.

Veloce piccolo, scappa veloce, arrivano quelli che processano i serial killer.
Arrivano i buoni e giusti,  quest’anno si sono comprati la nuova attrezzature all’armeria del Bruno, loro.
Tutto a portata di mano.
Si, lo so che tu  hai visto anche la Rosina tenere i mestoli e i cucchiai a portata di mano.  Loro,  invece,  hanno la doppietta al braccio e le cartucce tutte ben allineate, il giubbotto dalle mille tasche e poi ancora richiami e fischietti suonatori, ammaliatori.  Si,  la doppietta pare sia l’arma consigliata per divertirsi con te.

“Ma attento al rinculo, grand’uomo”

Veloce, piccolo.  Sai pensare? No, forse no. Usa l’istinto, perdio… e corri svelto via di qua. Vuoi ritrovarti immobile a frollare in un congelatore?
Lo so,  le tue zampette sono corte e troppo brevi i balzi, ma hai l’agilità dalla tua parte.
Forza, piccolo, metti a frutto il poco che la natura ormai bastarda più che amica ti ha insegnato!
Ma come,  hai anche un cuoricino che batte a mille per l’affanno? Proprio come quelle ragazze che scappavano correndo nel bosco.  Ah… ma loro urlavano! Sai urlare tu? Sai solo fare quel verso? No, non credo sia  sufficiente perché di te si chieda giustizia  o a far sì che tu sia risparmiato.
Occorre parlare la loro lingua e spesso nemmeno basta.
Svelto!  Non perdere altro tempo, trova la tana.
Stanno arrivando, non senti i tonfi che la terra ti riporta? Ti avvisa anche lei! 

L’aria è umida, forse pioverà e forse sarai al sicuro… ma no, non illuderti, si sono attrezzati, loro.  In città se piove non muovono un passo a piedi, ma qui arriverebbero ad inseguirti fino alla fine del mondo. Vuoi mettere la soddisfazione di mostrarti inerme e sforacchiato agli amici?

Bene.  La pioggia, per quanto loro possano cercare, sa nascondere la tua presenza e il segugio è confuso, non sa più annusarti.  Povera vittima anche lui, lo hanno travestito da canedacaccia e i suoi occhi restano tristi ad ubbidire senza comprendere. Speriamo che neppure il cane sappia pensare, sarebbe doloroso chiedersi “perché” e non trovare una risposta generosa quanto l’amore che lui stesso prova per il suo amico uomo.

Adesso non ti fermare! Non essere curioso, non ti hanno spiegato che non devi essere curioso degli uomini? Appena ti fermi a guardarli un attimo,  i brav’uomini, - ma solo per sport, s’intende, nessun malanimo nei tuoi confronti -  ti fermano il cuore, ti bruciano le carni, bucandole alla velocità negata alle tue zampette.

Corri dunque, corri ti prego.


 

 

 

 

selva1 @ 21:46 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 02 luglio 2008 | in : di nero

parole Mark Kostabi

            .

            Silenzio,
            assaporo, temo e mi contiene.
            Silenzio
            mi avvolge
            m’infrango
            su sporgenze acuminate
            che sposo.

            Lenti, ciechi percorsi 
            attese senza senso né suono.

            E si contorce
            parola che non dico
            ossessiva fuga
            dall’inutile parlare,
            parlare...
            Torcia inafferrabile urla,
            gelo, sfonda e abbraccia
            la parola che m’insulta,
            rapisce
            muta, sanguinante
            torna a me.

 

 

 

 

selva1 @ 11:34 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 19 giugno 2008 | in : di nero

sul finire

 

     T'incarto questo amore
     in sottile foglio di mestizia
     l'involucro saprà renderti felice
     a non vederne mai il contenuto.
     Lo sentirai più avanti urlare
     in pochezze, perdite e sconquassi.
     Ti avvolgo la passione
     in un serico fagotto
     che nutrirai nel movimento
     mangiando senza il dire
     e mai chiedendoti se vera.
     E quel tormento occhieggerà
     dalle vetrine, impacchettato.
     Non resterà poi che mostrare
     apertamente la distanza
     ma non sarà incartata
     e nemmeno trasparenza.
     Sarà quel che rimane della lotta
     inutile, come la guerra
     passo, passo combattuta
     a raggiungere una morte
     prevista e attesa.
     Conquistata.

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selva1 @ 14:07 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 15 giugno 2008 | in : di nero

  soloo

     Scheggia impazzita
     vago
     silenziosa ed infatuata
     dal frastuono dell’assenza.
     Ostaggio di quest’anima impaurita,
     tra fumi e fumo,
     trascino questo nulla
     e soffoco fiammelle una ad una.

     Domani parlerò al mio mare,
     ne ascolterò il lamento
     e giocheremo ad armi pari
     lui ed io
     d’intimo rispetto e ardita conoscenza.

     Nuda pelle.

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selva1 @ 11:19 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
lunedì, 26 maggio 2008 | in : di nero

scuro

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    E’ molto scuro il cielo
    non della sua prima volta,
    anche il silenzio pare interminabile
    e già è accaduto.
    Ma qualcosa, per me non è mai stato
    - vivere quest’oggi -
    divorare questo giorno, come ieri
    o pregare delirante
    che fugga nel mio sonno
    a serpeggiar d’incanto.
    Chiamano battiti e tamburi,
    chiamano
    e in agguato, da verdi feritoie
    guardo e cerco
    se non risposte, che sia un nemico
    e se non lui, cerco lo specchio
    che sia riflesso...
    mi necessita una prova!
    Scusa la carezza e l’illusione,
    scusa il mio sorriso e il vanto.
    Torno alle tue radici e sarà lotta
    torno, è strano
    l’orme non son più le stesse
    e non sono già più lei.
    Oggi son’io
    e sono solo carne.

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selva1 @ 21:10 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
martedì, 20 maggio 2008 | in : di nero

mattoni

 

 

Leccami
che non ti sembri aria quest’anima.
Eterea illusione l’inconsistenza
ma necessita di cure alle ferite
e non è parola né solo pensiero.
Leccami l’anima e ridammi corso
eccitami il tempo
illudimi il pensiero
chè in questo battere
esiste
chè in questo respiro
esiste.
Mio senso che muore senza me
mia e vostra illusione.
Leccami di saliva
il tremor di vita sveglierà
l’anima nobile, infida
e vera.

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selva1 @ 18:53 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
mercoledì, 14 maggio 2008 | in : di nero

labir

.   

        Punito solo dalle assenze
        e martoriato dai silenzi,
        ti fermerai fanciullo
        affrancato
        dalla lama d'un dio fasullo.
        Finiranno i giochi nella profezia
        e quei banchetti mai richiesti.
        Cesseranno i timori delle genti
        e lo sgomento tuo
        che silenzioso mostro
        muoverai nel ginepraio del destino
        ad impaurire a morte
        nello svago solitario.
        Ma quell'urlare agli angoli
        tra le pieghe d'una maschera d'orrore,
        quel tuo bisogno solo e disperato
        ti lascerà la sete in gola.
        Avrai inteso la disperazione altrui
        dove mai le stille tue furono viste.
        Parlami ancora, nelle sue parole,
        raccontami di noi, tu che aspettasti
        il dio che non esiste.

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selva1 @ 01:26 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
venerdì, 18 aprile 2008 | in : di nero

grr

 

Seduta sulla sedia, stupidamente immobile, a fissare le sue mani.
Una sensazione antica e rinnovata in questa notte che già fugge.
Nella mente irriconoscibili pensieri sfuggenti e di volgare fattezza si dibattono in spazi angusti a ritmo lento e ripetitivo, d’ossessione. Finto pensare, travestito di tristezza, rassicurante tristezza. Conosciuta ed accettata tristezza.
Alla finestra una notte che scompare e forse il chiarore, disegnato sul quel vetro che l'alito sa rendere tangibile e le dita bambine accarezzano in disegni e fantasia, annuncia e promette l'abbraccio atteso.

Tempo che ti dimentica donna e ti trascina in un sogno animale.

E silenzio, silenzio che trema, minaccioso di movimento, silenzio nella pena di sè, silenzio che chiama fuori feroce e grondante passione, devastante e muto a cercare bottini di guerra. Sangue che non sa colare, pelle che non sa scaldare e sembra chiamarti, succhiarti, silenzio nel morso dell'attesa, nei sorrisi di chi aspetta e non sa.
Vincere la diversità e l'angoscia. Ancora.

"Non avrete paura di me,
non quanta ne ho io di voi"

Strisciare contro quel muro lurido ed appiattirsi, forte di quel corpo animale, pulsante di terrore e la paura di vedere, il ghigno del sapersi lì, ancora...

"No, non avrete paura di me,
non quanta ne ho io di voi"

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selva1 @ 10:02 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 01 aprile 2008 | in : di nero

.fiamma

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Desdemona in controcanto                        
giurò all'amore
e inascoltata, pianse
così il silenzio affievolì la rabbia.
 
Furono certo applausi e voci  bisbigliate        
che a ritrovarli appesi alle poltrone
fecero piangere il rosso già sdrucito.
 
Vennero poi sorrisi, sbiaditi ormai
dalla vergogna d'essere stata.
Ora necessita d'amore
forte e nuovo al disincanto.
 
E' lì che aspetta, l'abito è indossato.
La voce ancora urla nella mente
poteva esser nuovo amore
restarono soltanto fuochi.
 
Artificiali.

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selva1 @ 12:32 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 16 dicembre 2007 | in : di nero

 

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filoUnica volta e prima rabbia
sovvertii le stagioni
chè il fuoco estivo asciugasse
biondi capelli di lacrime intrisi.
Non ebbi vergogna a chiamar la primavera
e tinse le mie gote di fiducioso sangue.
Si presentò anche l’inverno
che usai, come lui mi torturò nel gelo,
in suo onore accesi fiamme di passione
e scese a sorridermi, sconfitto,
in delicata neve.
Fu l’autunno a conciliarmi infine
con le stagioni che chiamano del cuore
e tra le pagine dei miei giorni ottusi
nascosi foglie gialle e delicate
rosse già dell’addio,
verdi di vita, ancora.

Non avrò più stagioni
né tempo subirà tempi,
silente... sbrano.

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- o -

selva1 @ 14:00 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
martedì, 11 dicembre 2007 | in : di nero

Magritte_LeTherapeute                                                         René Magritte

 

 

Amico, tu

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- Conosciuto in un silenzio -

Curiose e fameliche le mie mani
dentro le viscere,
con orrore trattenuto
ho toccato il tuo dolore
lancinante,
affilato d’insulti
urlante.
La tua ferocia senza più fiato
l’alito ormai putrido.

- Conosciuto in un racconto -

La tua vita,
che ho raccolto in un istante
trascinato con me le tue membra
cullato la tua pazzia.
Ora svanisci
stringo le mie dita
nulla, solo "addio".
Punizione.
Violenza per me viva
per me forte,
io piangente d’ipocrita dolcezza.
Torna, torna e odia i miei silenzi
coprimi del tuo manto inquieto.

- Conosciuto in un addio -

Lasciami piangere il tuo dolore
regalami ancora il buio.
Conoscerai l’anima corrotta della pena,
ti canterò una nenia infinita
strapperò ciò che bruciante ti lascia uomo
bevi la mia pietà
le lacrime
potrai morire di questo,
fallo! Che io sia grande, finalmente
fallo, che abbia un senso
fallo, che tu perda la dignità
... e diventi mia.

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selva1 @ 17:04 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, 08 dicembre 2007 | in : di nero

 

altri momenti

            Mark Kostabi                                 

 

 

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Volo di seta o solo mio pensiero,
stamane l'attesa è densa d'immobilità
è come docile annuire
e lei osserva il quadro.
Un fiore s'abbandona
a capo ripiegato malgrado lo stelo vitale
malgrado l'acqua del miracolo.
La testolina ciondola, malgrado.
- Arrenditi -
.
Paola recise il pensiero.

              

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selva1 @ 18:26 | commenti (7)(popup) | commenti (7)
domenica, 21 ottobre 2007 | in : di nero

azzurro

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Questa sera lei finge musica.
Scrive di sé e del fumo i cerchi,
inanellati al mondo,
avvolgono lucidità e teorie.

Questa sera lei finge sogni.
Pensa di sé, il bicchiere già è rossastro
e inacidisce il labbro
incatenando un verso.

Questa sera io la guardo
e sono a fingere un sorriso
o sono lei.

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selva1 @ 16:29 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 12 ottobre 2007 | in : di nero

Torino 

 

 

 

Dove hai lasciato il cappottino questa notte

e quel sorriso che ti piaceva mettere…

ho filo spinato al petto e mille domande a premere.

Prendilo, il cappottino, andiamo

prima che la rabbia soffochi il mio dire

e il tuo sentire

sintonizzati su nuova musica

e impara ad unir bene asole e bottoni,

troppe volte ne hai perso la parità

e guardandoti di piombo non hai visto

lo sghimbescio del tuo cuore.

Ti sembrerà piccino quel cappotto,

poi diventerà dolcezza

e ti confermerai piccolo anche tu

sarà l'inizio.

Ti aspetto in strada dove ogni riflesso

di vetrina ti farà ridere

di te

e riderò anch'io,

riderò ancora a perdere il respiro.

 

 

 

 

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selva1 @ 18:54 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 27 settembre 2007 | in : di nero

Berenice Kauffmann 

 

Aveva il bavero rialzato,

gli occhi a fuggire

e se ne andò

quando

la lasciai andare.

 

E’ storia ferma

all’ultima casella dei ricordi

alle fermate d’autobus nel freddo

dove restano lerci rottami di memoria

e un tempo che a drappeggio di velluto

posa l’urlo su parole bisbigliate

e silenzio all’odio non ancora declinato

all’amore mai raccolto.

Ancora mi si accosta

non mi guarda e fugge

ancora

il gelo di sempre

o forse solo l’esigenza di coprirsi

a bavero rialzato.

.

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- o -

selva1 @ 18:19 | commenti (4)(popup) | commenti (4)