
Sotto il Duomo di Colonia, è la piazza che sempre racconta... e lo fa di vento.
Sussurra in correnti d'aria odorosa di tabacco, a volte di profumo femminile.
Racconta di tavolini eleganti e dita affusolate a mostrare ori lucenti, ma poi al riparo del buio mormora anche di topi notturni, lerci e affamati.
Dice di turisti sempre infreddoliti e ragazzi smanicati seduti sulla scalinata.
Racconta di peruviani che suonano i cherques per i passanti, del loro volto dolce e gli occhi sempre tristi.
Prosegue a mostrare finte statue dai muscoli rattrappiti per l'immobilità adottata, i loro volti impietriti e spalmati di biacca pallida, argentea o dorata.
Forse pregano, su quel podio improvvisato, pregano d’essere guardati. Forse hanno mangiato, forse no.
Ieri, raccontava d'un suonatore di violino che aveva al seguito un cucciolo di cane. Il cucciolo, più che il cuscino che il suo compagno di strada aveva preparato, preferiva sonnecchiare dentro la custodia dello strumento.
Il violinista certo raccoglieva denaro aiutato dalla dolcezza che trasmetteva quel cucciolo di cane. Non voglio pensare che potrebbe, tra qualche mese, venire sostituito solo perchè non più esserino strappasorriso.
Da Colonia, per ora è tutto.
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