
Traspare una minima decenza
a sbiadire il muro invalicabile
e trasudare in simulazione.
Domata
nella sera che oscilla in girotondo
a ridacchiare della paura insonne,
ti nasconderai al tintinnar d'un cucchiaino
- Venite, gente, ora sorrido -
abbarbicata all'empatia d'amore
- non è nulla, soltanto depressione -
e morderai, prima d'essere azzannata,
ridendo sguaiata alla minima apertura.
Ti fermerai in un recesso d'ombra
ad osservarti in finto pentimento
scansando, docile, il progetto.
Sai togliere la fame, sai darne troppa.
Saprai fingere di non sapere piangere
colando mare sui panni d'un bambino.
Chiudete quelle porte
ad ognuno il suo castello.
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