
Che lava lasci il suo cratere,
linfa lenta abbandoni,
non vista, in quel mutar di vita.
Strumento che fugge il suo concerto,
un ultimo sguardo e poi
via.
E' sogno in repentino balzo
l'uscir fuori da me...
ma sono qui
guardiana di un tempo
feroce, che trafigge
e morde il sorriso mio accennato.
Cresco
o son già vecchia.
Invisibile passaggio, mostrati
lasciati rimirare,
solcami la pelle
strappami le carni
ma donami l'urgente oblio.
Prendimi, mio tempo.









