giovedì, 19 giugno 2008 | in : di nero

sul finire

 

     T'incarto questo amore
     in sottile foglio di mestizia
     l'involucro saprà renderti felice
     a non vederne mai il contenuto.
     Lo sentirai più avanti urlare
     in pochezze, perdite e sconquassi.
     Ti avvolgo la passione
     in un serico fagotto
     che nutrirai nel movimento
     mangiando senza il dire
     e mai chiedendoti se vera.
     E quel tormento occhieggerà
     dalle vetrine, impacchettato.
     Non resterà poi che mostrare
     apertamente la distanza
     ma non sarà incartata
     e nemmeno trasparenza.
     Sarà quel che rimane della lotta
     inutile, come la guerra
     passo, passo combattuta
     a raggiungere una morte
     prevista e attesa.
     Conquistata.

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selva1 @ 14:07 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
Commenti
#1    19 Giugno 2008 - 15:31
 
Questa mi ha commossa. Un attentato alla sensibilità con ai fianchi una musica meravigliosa e una cartolina attonata alla poesia.
Lasciami il tempo di leggerla ancora, sul finire c'è tanto da prendere da questo involucro.
Bravissima con una sincerità massima.
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utente anonimo

#2    20 Giugno 2008 - 09:04
 
non ci si libera così facilmente della propria grandezza, della propria intelligenza, del proprio saper donare incondizionatamente...
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#3    20 Giugno 2008 - 19:01
 
"T'incarto questo amore"
già da questo verso iniziale quasi si sente l'indisponibilità, l'indisponenza verso questo amore che "s'incarta" nella metafora di un comune dire...sul finire
"Ti avvolgo la passione"
una passione che si avvolge, ossimoro efficacissimo per determinare lo stato d'animo, e tale rimane perchè spenta fino all'insussistenza, nel reiterarsi di una vita vuota di nutrimento relazionale, monotona e debole nell'assenza di domande, senza luce alle risposte esistenziali essenziali.
"E quel tormento occhieggerà..."
lucente nell'apparire, distante nell'essere, una distanza sempre più ampia e volatile che incessantemente sfugge ed evade da una condivisione dissipata.
La chiusa raggiunge l'apice dello struggimento e i versi sembrano ansimare in distacco liberatorio, si staccano le parole tristi
"lotta...guerra...morte prevista e attesa...conquistata"

aldo
utente anonimo

#4    23 Giugno 2008 - 17:52
 
Come dirti?
E' come stare dietro cavalli di frisia, a veder scorrere un corteo dedicato alla bellezza in forma di poesia.
Riga dopo riga, incanto senza scampo.

Delicato il congedo dell'inizio, limitando l'amore alla dignità di un rancio di giornata, da portarsi altrove; fagotto di pochi alimenti, costituiti dagli ingredienti di verità che vi lasci. Consumare preferibilmente entro la data scelta per l'addio.

Ma, ciò nonostante, l'Amore, con la sua intima verità, rimane: nella sua integrità, nella sua compostezza.
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